Cachaça e Caipirinha, o "sabor do Brasil"

 

 

 

di Giancarlo "Giko" Vailati



    
I brasiliani bevono poco vino, tanta birra e riservano un posto particolare alla cachaça, un'acquavite derivata dalla distillazione della canna da zucchero. Un detto brasiliano dice che quando, mangiando la feijoada (piatto tipico brasiliano a base di fagioli e carne, ndr), non c'è più posto neanche per un fagiolo, un po' di cachaça e uno spicchio di arancia vi permetteranno di continuare a mangiare. La cachaça è l'alcolico più diffuso in Brasile, universalmente conosciuto per essere la base della famosissima caipirinha, bevanda simbolo di questo paese.

 

 

 

 

Storia della Cachaça

Il procedimento della distillazione era noto sin dagli antichi Egizi, che usavano il liquido ottenuto, con l'aggiunta di aromi, per inalazioni benefiche. Anche oggi in Brasile non c'é rimedio migliore contro il raffreddore che una buona dose di pinga (acquavite di melassa, ndr) con l'aggiunta di limone e miele. I Greci registrarono
il processo dell'ottenimento della acqua ardens, l'acqua che prende fuoco. Aguardente in Brasile è la cachaça, ed è il risultato della distillazione del "vino" di canna da zucchero. La storia ci dice che i conquistadores dopo aver "scoperto" il Nuovo Mondo cominciarono a colonizzarne le terre coltivando la canna da zucchero, merce molto preziosa per l'Europa di quei tempi. La coltivazione di canna diviene perciò l'attività principale delle fazendas brasiliane, o meglio engenhos, come erano chiamate le fattorie atte a questa attività. Oltre allo zucchero, dalla graminacea si otteneva un vino dolciastro chiamato cagaça o cagassa, che era distribuito tra gli schiavi per attenuarne le fatiche. Un giorno, nel periodo compreso tra il 1532 e il 1548  - la data non è certa - accadde che nell'Engenho Erasmus della Capitania de São Vicente (odierno stato di São Paulo, ndr), si ebbe per la prima volta l'idea di distillare la cagaça, ovvero il vino di canna, ottenendo un liquore forte chiaro e gradevole che viene chiamato cachaça. Non tutti sono concordi nel nominare la Capitania di São Vicente come primo luogo dove si distillò la cachaça: alcuni si dicono invece certi che in Pernambuco si distillasse il vino di canna da molto prima... Lasciando da parte queste disquisizioni sul primato della produzione di cachaça, i fatti raccontano che l'aguardente de cana si diffuse a macchia d'olio acquistando presto valore, tanto da venire usato addirittura come moneta di scambio per l'acquisto degli schiavi sino in Africa. Molte fazendas arrivarono così a specializzarsi in produzione di cachaça dividendone l'importanza con la produzione dello zucchero. Nel 1584 Gabriel Soares scrisse una relazione nella quale asseriva che esistevano già 8 case di cozer mel (cuocere miele, ndr) come erano chiamate gli engenhos specializzati nel produrre cachaça, e questo molto prima che gli inglesi cominciassero a produrre il loro rum nel Caribe, peraltro con un processo simile, ma meno raffinato. La cachaça infatti si ottiene - similmente alla nostra grappa - scartando durante la lavorazione la "testa" e la "coda" del distillato, conservandone solamente il "cuore" che ha una  gradazione intorno ai 40 gradi. Il rum invece si ottiene conservando anche la "testa" che ha una gradazione molto forte - 80 gradi - diluendola man mano, sino a ottenere la gradazione voluta. Con il diffondersi della nuova bevanda, il governo portoghese vide le sue esportazioni di vino d'uva e relativo distillato, la bagaceira, diminuire in misura allarmante. Tentò allora di proibire la produzione, il commercio e pure il consumo di cachaça, ma ovviamente senza grandi risultati. Una via di fuga fu allora trovata tassandone la produzione. L'aguardente de cana de açúcar fu uno dei generi che con il valore della sua imposta diede il maggior contributo alla ricostruzione di Lisbona distrutta dal grave terremoto del '55. Grazie a questo servigio l'importanza della cachaça aumentò sempre più, sino a divenire il simbolo della colonia oltreoceano, trasformandosi in seguito però anche nella bandiera della resistenza brasiliana alla colonizzazione portoghese. Nell' 800, con l'avvento delle coltivazioni di caffè, il Brasile cominciò a essere una potenza economica di importanza rilevante. Si ebbe via via una maggior autonomia economica e un distacco sempre più accentuato dal Portogallo sino al raggiungimento dell'indipendenza del '22. Da quella data si formò allora in Europa una specie di preconcetto, di spregio, di sfida verso l'ex colonia che aveva voltato la faccia, e quindi a tutto ciò che fosse inerente ad essa. Questa situazione si protrasse sino agli anni '20, quando il Modernismo Brasiliano, movimento culturale e artistico, ridette spolvero alla brasilianità rigettando questo sentimento di inferiorità dei paesi europei. Nel 1922 la Semana da Arte Moderna celebra il centenario di indipendenza dal Portogallo con la consacrazione della letteratura e dell'arte brasiliana, l'esaltazione del samba, del carnevale, della cucina. La feijoada viene valorizzata come piatto speciale e la cachaça riacquista la sua popolarità.


I Rótulos

Dalla metà del secolo IX la cachaça cominciò ad essere venduta in bottiglie abbellite da etichette fantasiose, i rótulos appunto,
che rispecchiavano le emozioni, i sentimenti, gli avvenimenti e persino la fede del popolo brasiliano. I commercianti scoprirono già da allora il metodo del marketing legando il più possibile il prodotto ad avvenimenti culturali, sociali e politici del tempo. Esempi non ne mancano: nel secondo conflitto mondiale il Brasile si unisce a USA e Regno Unito per combattere il nazismo. Nasce così la cachaça "Aliada" (Alleata), sulla cui etichetta appaiono in bella mostra cannoni e navi che conquistano l'Europa. Alla fine del conquista non poteva certo mancare la cachaça "Vitória", vi pare? Nel dopoguerra le frontiere si aprirono al commercio comune e i produttori di cachaça si difesero dall'invasione del temuto whisky in una battaglia non cruenta, semplicemente camuffandosi e mischiandosi al nemico. Si diffusero così cachaças dal colore, dalla forma delle bottiglie e dal nome simili al concorrente distillato: Cachaça "Whisky do Norte" o cachaça "John Bull" per fare due esempi e la storica "Paraty" venne imbottigliata in piccole bottiglie dalla forma quadrata.  I rótulos delle bottiglie di aguardente ebbero anch'essi l'onore di essere abbelliti con immagini dei grandi avvenimenti politici. Cosí nel 1960 quando il presidente Joscelino Kubitschek inaugura la nuova capitale del paese, la cachaça "Brasília" da' il consenso popolare all'entusiasmo del presidente, mostrando a tutti gli archi progettati da Oscar Niemeyer stampati sull'etichetta. Rio cedette allora il titolo di "Belacap" del Paese, ma rimase comunque capitale dello stato di Guanabara, commemorata quindi con la cachaça omonima con tanto di Copacabana e Cristo Redentore sul rótulo che ne benediva la sorte. Nella violenta Baixada Fluminense un politico fece storia con un discorso molto aggressivo vestendo un mantello e un cappello nero ed imbracciando un mitragliatore. Quel temuto figuro politico anche un po' folkloristico meritò la sua brava bottiglia di cachaça, la "Capa Preta"(Mantello Nero) . Nell'aprile del '51 una gentil fanciulla, Ada Rogato, partì da Rio a bordo del suo piccolo Cessna 140 A e toccò la Terra de Fuoco in Argentina e poi via sino su in Alaska per un volo in solitario di 51.064 km percorsi in 326 ore. Si guadagnò oltre al record il diritto a un rótulo tutto suo sulla bottiglia di cachaça "Voadora" (Volatrice). Altre cachaças celebrarono donne simbolo della nazionalità brasiliana erigendole a padrone dei loro rótulos. Ecco quindi l'aguardente "Iracema", raffigurante la vergine dalle labbra di miele, "Bastianinha", la bellezza poetica venuta dall'Africa, e "Yolanda", la dolce donna europea che sorseggia cachaça in coppe di champagne. Nel 1970 il calciatore Pelé si consacrò non solo come rei del futebol, ma anche dominatore sull'etichetta della "Caninha Pelé"; cachaça e calcio vanno spesso a braccetto in Brasile! Insomma sui rótulos delle bottiglie è raffigurata un po' di storia del popolo brasiliano che, nonostante tutte le difficoltà, sa prendere la vita con buon umore. Magari accompagnandosi da un buon bicchiere di cachaça.

 

La Cachaça oggi

La produzione odierna di aguardente de cana ha una certa rilevanza nell'economia Brasiliana, con un giro d'affari annuo di 1 miliardo di reais prodotto da circa 120mila dipendenti diretti. La sua qualità è molto migliorata grazie a molte aziende il cui marchio è presente nel commercio nazionale ed internazionale. In questi ultimi tempi il Governo Brasiliano cerca di ottenere il riconoscimento di "cachaça" a livello mondiale con un marchio Doc. A oggi la denominazione di "cachaça" come prodotto esclusivamente brasiliano è registrata solamente in Francia. Altri paesi come Trinidad e Tobago e Africa del sud producono una loro "cachaça" che non ha evidentemente le caratteristiche del tipico prodotto brasiliano. Il progetto è stato redatto dal ministero del Commercio estero e il relativo decreto sta per essere firmato dal presidente Fernando Henrique Cardoso. Vitorio Cavalcanti, presidente della Pbdac, organismo che raggruppa i produttori di cachaça, ha affermato che la denominazione di origine dovrebbe consentire al Brasile di arrivare alla fine dell'anno ad esportarne 9,3 milioni di litri, circa 300mila in più del 2000 e di concludere l'attuale decennio esportando 30 milioni di litri di cachaça (fonte: Ansa, 24.10.2001, ndr). Questo prodotto integra un elenco preparato dal Ministero dell' Agricoltura di cinquanta prodotti tipici brasiliani che seguendo la scia dell' aumento di vendite all'estero di aguardente hanno il potenziale di poter raddoppiare il totale di esportazioni.



La Caipirinha

La cachaça può essere apprezzata pura quando è invecchiata (gialla), o in drinks quando è più giovane (bianca). Senz'altro il modo più diffuso con cui viene utilizzata è nella bibita brasiliana internazionalmente più famosa: la caipirinha, bevanda rinfrescante tipicamente tropicale. Si potrebbe tradurre "caipirinha" con "sempliciotta", poiché il nome del drink deriva da "caipira": contadino, agricoltore, più in generale "uomo di animo semplice". Caipira era il termine paulista che designava l' "abitante del campo". Secondo il "Dicionário de Vocábulos Brasileiros" del 1889 anche l'origine di questa parola é oscura. Apparentemente ha origine dalla parola Tupi (lingua degli indios omonimi, ndr) "caipora" o "curupira". Caipora in una traduzione letterale Tupi significa "abitatore della foresta". Curupira è un' entità fantastica, un demone che pur esso abita la foresta. La preparazione della caipirinha risulta abbastanza semplice e i suoi ingredienti reperibili su ogni bancarella del Brasile: limoncini verdi, zucchero, cachaça e ghiaccio. Si mette il limone verde tagliato a cubetti in un bicchiere con 1 cucchiaio circa di zucchero bianco. Molti qui usano lo zucchero di canna grezzo, quello marrone, ma in Brasile è usato sempre lo zucchero bianco, perché raffinato in modo migliore. Pestare bene il limone e lo zucchero con un pestatore di preferenza di legno e quindi aggiungere i cubi di ghiaccio spezzati grossolanamente. Completare con cachaça a piacere. Si mescola il tutto posando sopra un altro bicchiere di identica misura e, con le due mani, agitare fortemente. Oplà, la caipirinha é pronta. Esiste anche una variazione sul modo di preparare questa bevanda, molto comune nei bar di Rio e di Salvador. Si mettono in un frullatore i limoni buccia
compresa tagliati a spicchi, cubetti di ghiaccio in abbondanza e lo zucchero. Rapido e intenso vorticar di pale finché il tutto diventa una sorta di granita sottile. La si versa nel bicchiere, e si aggiunge un ultimo rabbocco di cachaça per dar corpo a una freddissima ma esplosiva bomba. Non sono solo gli uomini a bearsi del profumo e del gusto della bevanda nazionale: anche le donne ne sono assidue frequentatrici, in grado di reggere ben più di un giro. Molto apprezzate dal genere femminile sono le variazioni a base di frutta, aggiungendo al drink uva o, più comunemente, fragole ottenendo così il caipimorango (caipifragola qui da noi, ndr). Altre variazioni "imbastardite" e rifiutate da un buon brasiliano Doc sono il caipiroska, che utilizza la vodka al posto della cachaça;  e il caipirissima, che impiega invece (eresia delle eresie) il "cugino" rum. 

 

 

 

Marche di cachaça

I 5 più grandi produttori di cachaça del Brasile sono la Müller (Cachaça 51), la Pitu pernambucana, la Ypioca del Ceará, la Velho Barreiro e la carioca Nega Fulô. La cachaça 51 delle distillerie Müller é una delle più famose. È prodotta in una grande fabbrica a Pirassununga, una città di 60 mila abitanti, a quasi 456 chilometri da São Paulo, circondata da piantagioni di canna. Un'altra marca famosissima é la Pitu, con l'inconfondibile gambero rosso dell' etichetta. Tale fabbrica si trova a Vitória de Santo Antão in Pernambuco, stato in cui la coltivazione di canna è una delle risorse principali. Caratteristica la vecchia bottiglia marrone tipo birra 3/4 e la sigillatura con tappo a corona. Altro marchio molto famoso è la Tatuzinho, la cui casa produce anche la
Velho Barreiro e la 3 Fazendas. La più diffusa qui da noi é la Nega Fulô ed ha una caratteristica bottiglia avvolta da paglia intrecciata. La ditta produttrice è la Fazenda Soledade a Nova Friburgo (stato di Rio de Janeiro). Venne lanciata nel 1976 con obbiettivo principale quello dell'esportazione. Nel luglio del 1997, la marca é stata acquistata dalla UDV Brasil, che ne ha intensificato la diffusione anche nel mercato interno. La Ypióca è stata fondata dal portoghese Dario Telles de Menezes, che sbarcò nel Ceará nel 1843 portando con sé un piccolo alambicco per la distillazione in ceramica. La fabbrica della Ypióca ha sede nella città di Maranguape, municipio di 90 mila abitanti a 30 chilometri da Fortaleza. Questa cittadina, ha inaugurato recentemente un museo dedicato esclusivamente alla cachaça. Sono stati investiti dalla Ypióca 600.000 reais per questa esposizione che ha la sede in un antico zuccherificio. Il museo riproduce il processo di elaborazione della bibita, l'ambiente di un bar del 1930, oggetti del secolo XIX e il più grande barile del mondo, con capacità di ben 374.000 litri! La produzione di cachaça è molto forte anche nello stato di Minas Gerais, lo stato delle miniere e delle montagne. Va da sé che dove la temperatura è un po' più fresca serve un goccetto per riscaldarsi. Una marca su tutte, la Espirito de Minas. C'é addirittura una associazione per la difesa della cachaça di qualità dello stato, l'Ampaq.






LINKS

Le notizie riportate nell'articolo sono per la gran maggioranza frutto di una
ricerca in internet. Ecco alcuni links:

Marche:

Pirassununga
Pitu
Velho Barreiro
Ypióca

Nega Fulô, in costruzione
Espirito de Minas
Ampaq (Associazione produttori di cachaça di qualità del Minas Gerais)

Siti dedicati:

http://www.museudacachaca.com.br/
http://www.cachaca.com.br/

http://www.cachaceiros.com/
http://www.academiadacachaca.com.br/
http://www.shoppingdacachaca.com.br/
http://www.alambiquessantaefigenia.com.br/

Festival della cachaça:

http://www.pbnet.com.br/openline/walter/

Etichette famose:

http://www.folderpark.net/cachaca/