Da Paraiba il trombone che infrange le barriere

Conversazione con Radegundes Feitosa, musicista di formazione
erudita e uno tra i massimi esponenti della scuola di João Pessoa 

 

di Vesa Matteo Piludu

 


   
Radegundes Feitosa è uno dei tanti gioelli tra quei musicisti strumentali brasiliani, tanto straordinari quanto poco conosciuti all'estero a causa delle pressioni di mercato che ancora tendono a lanciare la forma canzone e a escludere gli stati del Brasile, come Paraiba, esterni ai grandi flussi commerciali e turistici. Feitosa è trombone di formazione erudita, presidente e fondatore della "Associaçao brasileira de trombonistas", professore all'Università federale di Paraiba, primo trombone dell'Orchestra filarmonica Norte nordeste. Ma il suo percorso è altrettanto legato alla musica popolare. La sua musica, definita dallo stesso sempre semplicemente «brasiliana», non concepisce steccati e dualità, ma una sofisticata ricerca timbrica che esplora i confini fra colto, popolare e folclorico. Ha suonato con il grande Paolo Moura a Roma, durante il festival di jazz brasiliano organizzato nel 2002 dalla Cantar da Costa e l'Alexanderplatz a Villa Celimontana (si veda l'intervista a Moura sul numero di ottobre 2002 di Musibrasil). Radegundes ci ha voluto raccontare la sua singolare carriera, la nascita del suo ultimo disco solista "Concerto Brasileiro" (della coraggiosa etichetta Cps-Umes), e i particolari della scena musicale della sua città, João Pessoa. Chi fosse interessato al disco, può connettersi al sito www.umes.org.br oppure scrivere a cpcprod@umes.org.br


Quando e in quale occasione ha cominciato a suonare?

«Ho iniziato a suonare il trombone nel 1975, in una città dell'interno di Paraiba chiamata Itaporanga, dove sono nato. Anche mio padre suonava il trombone: è per causa sua che ho cominciato. In quella epoca non era molto comune, nell'interno! C'era una banda. Nel 1980 andai a João Pessoa e entrai nella Scuola di arti dell'università di Paraiba. Nello stesso anno partecipai a uno stage nell'Orchestra sinfonica di Paraiba che si era appena formata. Lo Stato assumeva solo due tromboni professionisti. In Brasile questi grossi complessi sono sostenuti politicamente. Se c'è un governatore che apprezza, le cose scorrono a meraviglia. Ma quando cambia, tutto si può bloccare. E a Paraiba proprio il cambiamento di un governatore congelò la situazione. Ma allora tutto funzionava bene. Molti avvenimenti musicali, una scuola di formazione molto forte. Ma perché questo esistesse laggiù, in uno stato povero del Nordeste, si dovette fare un convegno all'Università federale.

Un convegno all'università?

 Sì. L'ateneo avrebbe messo sotto contratto tutta le prime fasi dell'orchestra per sostentare non solo l'orchestra, ma anche la scuola. Questo ha fatto sì che Paraiba, uno stato molto piccolo e povero, nel tempo abbia maturato la scuola e la formazione musicale che ne fanno il polo della musica sinfonica di tutto il Nordeste. Ciò ha giovato anche alla musica della notte, alla musica popolare. Tutto è cresciuto molto. La mia carriera è stata fulminante. Fu creato un corso di laurea nel 1980 e io lo terminai già nel 1983. Sono cresciuto in questo ambiente e nel 1982-83 avevamo un movimento di musica da camera molto forte, creammo un quintetto che si chiama Quinteto de metais Brasil, composto da metalli e percussioni. Abbiamo registrato due dischi. Il movimento era già così forte che il quintetto suonava in incontri internazionali in Francia e incominciammo ad avere contatti con gli Stati Uniti, con l'Orchestra Sinfonica di Boston».

Quando e come ha conosciuto Paolo Moura?

«Appena laureato partecipai ai concorsi di Rio de Janeiro e là conobbi Paulo. Lui era un giudice di uno dei concorsi che vinsi, mi sembra quello per i "giovani interpreti della musica brasiliana". Poi lo incontrai una o due volte. Una volta fu in una gafiera dove suonai un pezzo. Poi facemmo una grande tournée in Brasile negli Anni '90, da Fortaleza a Porto Alegre, promossa dal Banco do Brasil».

Come si è sviluppata la sua carriera negli Stati Uniti?

«Ho vinto un altro grande concorso a Rio. I premiati ebbero udienza dal presidente della repubblica. Grazie ha questo concorso presi una borsa di studio per la Julliard School di New York, dove studiai tre anni. Ma allora io ero già il primo trombone di Paraiba e professore. Non volevo perdere posti di lavoro molto buoni per studiare in una scuola. Ma mi fu concessa una licenza dall'Università, cosa che al tempo non era permessa. Mi dissero: «il tuo non è un caso comune, è un caso a parte!». Tutto si risolse nel giro di una settimana e il mio viaggio a New York fu autorizzato. Feci dunque il master che terminai nel 1987, poi tornai in Brasile riprendendo il mio posto. Infine feci il dottorato a Washinghton, alla Catholic University».

Come ha sviluppato l'interesse per la musica popolare?

«Quando facevo il corso di laurea ho avuto l'occasione di lavorare con la musica popolare, suonando in orchestre di carnevale e frevo, con il maestro Duda di Recife, che è un grande arrangiatore e compositore di musica brasiliana. I primi pezzi del mio disco, il concertino, sono opere sue. La musica popolare è l'area in cui è più forte, ma scrive di tutto. E' un genio. Un tipo che se fai carnevale qui e gli dai una musica, ti scrive un arrangiamento in trenta minuti senza scrivere una partitura. E non esce nulla di sbagliato! E' impressionante. E lui saprebbe scrivere musica!».

Quali sono le sue principali attività attuali?

«A Joao Pessoa sono l'orchestra sinfonica e il quintetto. Poi lavoro eventualmente con Paulo Moura nel Progetto gafiera». 

Ha suonato anche con Egberto Gismonti?

«Con lui ho fatto una tournée simile a quella con Paulo, un giro delle capitali da nord a sud. Due dei suoi brani dell'epoca per il suo quintetto, in realtà li ha scritti anche per noi».

Parliamo del suo disco...

«E' il mio secondo disco da solista. Il primo era per trombone e piano, con Maria Teresa di Rio. Dopo tutti i concorsi cui ho partecipato a Rio ho costruito con lei una grande amicizia, e abbiamo già un repertorio vasto. In questo secondo disco invece suono con Camerata Brasilica, un'orchestra di ragazzi dai 14 ai 20 anni là di João Pessoa. Ascoltandoli è possibile farsi un'idea generale di come sia la scuola laggiù. Molto buona! C'è il concertino di Duda, la maggior parte degli arrangiamenti sono suoi, ma l'adattamento è del violinista».

Il disco è quasi interamente basato su brani di compositori popolari: Jobim, Pixinguinha, Azevedo...

«A parte i brani di Larsson e Leopold Mozart il resto è di matrice popolare. Anche il concertino di Duda ha un suono decisamente popolare, è sinfonico, ma non tradizionalmente sinfonico. Poi c'è Sivuca con Frevo Sanfonado e Feira de Mangaio».

Il gruppo è composto da corde ...

«E da percussioni!».

Lavorate soprattutto sul timbro, mescolando erudito e popolare...

«Esattamente!». 

La musica di João Pessoa è assomiglia a quella di Recife?

«Sì, João Pessoa sostanzialmente risente dell'influsso di Recife. Maceio, Recife, João Pessoa e Natal hanno nei fatti lo stesso tipo di cultura popolare. Naturalmente Recife è straordinariamente ricca: maracatu, frevo, caboclinhos, coco, ciranda, xaxado. Sono cose ben diverse tra loro, ciascuna con una propria storia straordinaria. E hanno colori differenti. Il baião poi ha le sue variazioni: xote, forrò e altre cose».

Ma João Peesoa ha anche una sua propria musica?

«Sì. Esattamente dal 1980, e si sostiene ancora grazie all'università. Il governo federale garantisce il finanziamento dell'università. E poiché quest'ultima rappresenta un impiego relativamente buono, nessuno se ne va. I docenti sono rimasti tutti al loro posto. Quando il movimento orchestrale è decaduto a causa del cambiamento del governatore, abbiamo cominciato a creare gruppi di musica da camera. Ed è l'unico posto del paese dove puoi ascoltare tanta musica da camera di vari generi. Ormai si tratta di un caso conosciuto e anche studiato. C'è il nostro quintetto di metalli, il più vecchio di tutti, sempre ben collegato alla musica brasiliana. 

E cosa suonate?

Di tutto: dal tema più folclorico a quello più accademico. E attenzione al nome: si chiama Brassil, che mescola la parola inglese brass (metalli) con Brasil. Metalli del Brasile in una sola parola! Poi c'è un quartetto di sassofonisti, che ha inciso due dischi, tutti con composizioni di musicisti della nostra zona. Hanno fatto varie cose con Moacir Santos. C'è un quartetto di tromboni che ha inciso tre dischi, un quintetto di corde che ha fatti vari. Negli ultimi 10 o 15 anni vi è stata una produzione, da parte di compositori dell'area di musica brasiliana, di almeno trenta dischi.Questo è il movimento musicale di João Pessoa, che è già molto forte. E questo movimento ha supportato la crescita della musica popolare e quella dei locali notturni, che venti anni fa praticamente non esistevano. Purtroppo però non si sente ancora parlare di João Pessoa, perché è completamente al di fuori da qualsiasi circuito che divulghi qualcosa!».