E io sorrido all'uomo che sapeva capire le donne

di Fabrizia Clerici

 

 

 

Quando penso a Jorge Amado, sorrido. E dire che non c’è molto di cui stare allegri nel mondo dei suoi libri, soprattutto i primi scritti: storie di miseria, di povertà, di sopraffazione. Il nero più totale dell’ingiustizia dove si muovono poveri esseri umani, disillusi e sfruttati. E ancora, corruzione, fame, violenza - libri di così scandalosa denuncia che il 25enne Jorge li vide bruciare pubblicamente dai militari. Ne sto sfogliando alcuni, quelli che più amo, e mi ritrovo a guardarli tutti con un sorriso, anche i più strazianti, e a ricordare me stessa quando li ho letti per la prima volta: in che città ero, quanti anni avevo, stavo ancora studiando o già lavorando, ero innamorata di qualcuno... un po’ come per i dischi che ci rimangono nel cuore. Penso alla vita di Amado, e alla sua opera.

Tutto sembra cominciare con un grande dolore, la prigione e l’esilio dello scrittore, le morti e le uccisioni che così sovente aprono i suoi racconti. Ma a un certo punto si comincia a intravedere il rosso pulsante della vitalità oltre al rosso del sangue sparso. Sangue vivo  che fa dimenticare le morti, il fuoco della passione che cancella le solitudini e la disperazione, il rosso della terra sui piedi scalzi di Gabriela, la calda coralità degli amici e delle comari. E altro ancora si va trasformando: il sudore del lavoro è lo stesso che bagna i corpi degli amanti, gli episodi bui ne anticipano di più sereni, e dal ritmo cupo della desolazione può formarsi una sinfonia sorprendente.

 Adesso mi accorgo che non ho mai parlato di Jorge Amado con un uomo, ma solo con delle donne, e l’ho fatto sempre sorridendo. Perchè in lui trovo straordinaria la capacità di capire gli stati d’animo femminili. Penso soprattutto a Teresa Batista e a Flor: ma come riesce a intuirne i desideri più intimi, il senso di solitudine e di isolamento, la capacità di abbandono, i pensieri, l’ardore? Come può descrivere così bene le reazioni, l’attesa di un amore, lo strazio per la perdita di un figlio, il coraggio e i timori? E allora sorrido, perchè penso che oltre a avere capito il suo paese, la politica, la storia, ha capito cosa passa nel cuore di una donna e con la sua solita ironia e comprensione. Anzi nel cuore di una bambina, di una adolescente, di una ragazza e di una donna.

Quante storie avrà ascoltato durante la sua lunga vita, oltre a raccontarne? Quale libro sta scrivendo adesso, tra i suoi orixas e in mezzo alle anime di schiavi, giovani prostitute, giocatori d’azzardo, cuoche impareggiabili, marinai, fazendeiros, vecchie zitellone, bimbi senza destino, musicisti, in quell’altro mondo dove tutto convive? Sentirà da dove è i sospiri di dona Flor, il languore e i lamenti, la paura e le speranze delle sue creature? Scommetto di sì. Ahi, Jorge Amado, continua a scrivere, ovunque tu sia, scrivi e rendi felice chi ti può leggere!