Colonia portoghese, ma per caso

Non tutti sanno che nel corso della sua storia il Brasile ha
corso il "rischio" di diventare di lingua francese e olandese

 

di Alessandro Andreini

 

PREMESSA

La particolarità che più risalta agli occhi, anzi, alle orecchie, rispetto agli altri stati del Sudamerica, è la lingua: Il Brasile è infatti l’unico paese del continente dove si parla il portoghese, poiché è il solo ad essere stato scoperto e conquistato dai lusitani. Nel corso della sua storia ha tuttavia corso il "rischio" di diventare, almeno in parte, di lingua francese ed olandese. Inoltre, in conseguenza di una crisi dinastica, tra il 1580 e il 1640 il Portogallo divenne di dominio spagnolo e così tutte le sue colonie. Tralasciando le brevi e cicliche incursioni di pirati inglesi, francesi e olandesi, passiamo ad analizzare i più seri tentativi di invasione subiti dalla colonia brasiliana.

 

FRANCESI NELLA BAIA DI GUANABARA

La prima grande invasione si ebbe nel 1555 ad opera dei francesi. Allora il Brasile era sotto il governo di Duarte da Costa, il quale si disinteressò completamente del destino della colonia: sotto il suo mandato si aggravarono gli scontri tra indios, soprattutto tupinambás e tapuias, e coloni. Questa situazione di conflitto e lo stato di abbandono in cui vivevano i coloni, facilitarono l’invasione francese nella baia di Guanabara: l’idea di fondare la cosiddetta “Francia Antartica” fu del vice ammiraglio Nicolau Durand de Villegagnon che la propose all’ammiraglio Gaspar de Châtillon, Conte di Coligny, il quale era alla ricerca di un rifugio sicuro per coloro che professavano la fede protestante.

Il 10 novembre 1555 la piccola flotta di tre navi e 600 uomini sbarcò su un’isoletta della baia che chiamarono Rattier, per poi fondare sull’isola di Seregipe, il Forte di Coligny. Appoggiati dagli indios tamoios, i francesi iniziarono a commerciare con gli indigeni del litorale e a spingersi nell’interno. A questa prima spedizione fece seguito una seconda che approdò il 7 marzo 1557. Il Portogallo restò indifferente a tutto ciò, fino al termine dello stesso anno. Infatti, il nuovo governatore brasiliano, Mem de Sá, ebbe l’incarico di arrestare l’avanzata francese e di cacciare definitivamente l’invasore. La prima mossa fu quella di creare nella Capitania di Espírito Santo una base come centro di appoggio delle operazioni e che, nel contempo, bloccasse l’avanzata francese verso nord. Il 15 marzo 1560 i portoghesi riuscirono a espugnare il Forte di Coligny, ma Mem de Sá commise l’errore di non occupare le terre liberate, cosicché i francesi si ristabilirono nella baia, questa volta nell’odierna Ilha do Governador. A Estácio de Sá, nipote di Mem, fu dato il nuovo incarico per liberare le terre occupate. Alleatosi con Araribóia, capo degli indios temiminós e grazie all’impegno dei gesuiti Padre José de Anchieta e Padre Manuel da Nóbrega (che nel 1563 riuscirono a rischio della propria vita a far firmare ai tamoios la pace con i portoghesi, chiamata pace di Iperoig), Estácio riuscì a fondare, il 10 marzo 1565, la città di São Sebastião do Rio de Janeiro. Il 20 gennaio 1567 i portoghesi iniziarono l’attacco decisivo e i francesi, pur riuscendo ad uccidere Estácio de Sá, si rifugiarono a Cabo Frio. La definitiva cacciata dell’invasore avvenne nell’agosto 1573 grazie alle truppe comandate da Antônio Salema: i francesi firmarono l’armistizio e poterono ritirarsi in pace.

 

FRANCESI NEL MARANHÃO

Il fallimento dell’invasione nella baia di Guanabara non fece desistere i francesi dal tentativo di conquistare terre nel nuovo mondo. Il disinteresse portoghese per il nord del Brasile fece sì che questo tentativo si concentrasse in quei luoghi. Dopo timide incursioni nel Paraiba, i francesi comandati da Daniel de la Touche sbarcarono nel Maranhão il 6 agosto del 1612. Eretto il forte chiamato São Luís in omaggio a Re Luigi XIII, occuparono il litorale alleandosi ancora una volta con gli indios. Il re spagnolo Filippo III (Filippo II del Portogallo nel periodo in cui le due corone erano unite), dette l’incarico a Jerônimo de Albuquerque di organizzare la loro cacciata aiutato a sua volta dagli indios. Il 19 novembre 1614 i francesi attaccarono la fortificazione di S.Maria, nella baia di São José, ma i portoghesi riuscirono, seppur in inferiorità numerica, a difendere il forte e a far firmare ai francesi un armistizio per la sospensione delle ostilità per un anno: questo giorno è noto nella storia brasiliana come la “giornata miracolosa”. Ma l’armistizio non soddisfece il governo luso-spagnolo che inviò Alexandre de Moura con l’intento di liberare definitivamente la zona. Il 31 ottobre 1615 São Luís fu pesantemente attaccata per essere conquistata il 3 novembre. Cacciati i francesi, Jerônimo de Albuquerque fu nominato maggiore della Capitania del Maranhão, mentre si dette inizio alla colonizzazione del nord del Brasile grazie anche all’organizzazione di una nuova Capitania, quella del Pará.

 

OLANDESI

Nel 1602 l’Olanda, ribellatasi alla Spagna, organizzò la Compagnia delle Indie Orientali con l’intento di sottrarre ai paesi iberici uniti sotto un’unica corona, il monopolio del commercio con l’oriente. Nel 1609 il paese nord europeo si rese indipendente dalla Spagna che, per rappresaglia, chiuse i suoi porti agli olandesi. Willen Usselincx creò la Compagnia delle Indie Occidentali riconosciuta ufficialmente nel 1621 con lo scopo di invadere il Brasile e conquistare così il monopolio del commercio di zucchero, pau-brasil (una qualità di legno di colore rosso che è anche simbolo del Brasile, ndr), cuoio, argento e di espandere la religione calvinista nel nuovo mondo. La Compagnia invase per due volte il Brasile (Bahia, 1624 e Pernambuco, 1630), dando luogo alla così detta “guerra olandese” o dei “trent’anni del Brasile” (1624-1654).

Avvisato dalla corte spagnola dell’imminente invasione, il governatore generale del Brasile Diogo de Mendonça Furtado preparò la popolazione baiana alla lotta per la cacciata del nemico. Nonostante ciò la potenza degli olandesi li costrinse alla resa e Salvador cadde in mano nemica sotto il controllo del colonnello Van Dorth. La resistenza luso-brasiliana fu comandata dal vescovo Dom Marcos Teixeira dal quartier generale di Arraial do Rio Vermelho, che organizzò con successo una serie di imboscate durante le quali uccise ben due governatori olandesi. A questa prima fase,  detta “guerra brasílica”, seguì l’attacco alla città da parte di Francisco Nunes Marinho: a ciò si aggiunse, nel marzo 1625, una potente flotta composta da portoghesi, spagnoli e napoletani. Iniziò un breve ma intenso periodo di lotta alla fine della quale, il 30 aprile 1625, gli olandesi si arresero restituendo agli iberici la capitale del Brasile.

I corsari olandesi tentarono più volte senza successo di fortificare una propria base sulle coste brasiliane. Unendo la loro capacità alla forza navale e strategica della Compagnia delle Indie Occidentali, pianificarono l’invasione del Pernambuco, Capitania, militarmente meno forte. Attaccarono contemporaneamente Recife e Pau Amarelo, dove sbarcarono il 16 febbraio 1630 iniziando l’avanzata verso Olinda che fu in poco tempo conquistata. La città fu la base per l’invasione di Recife che capitolò non senza una sorprendente resistenza comandata da Antônio de Lima, il 3 marzo 1630. Matias de Albuquerque, dal suo quartier generale di Arraial do Bom Jesus, riuscì comunque a bloccare l’avanzata. Il 25 novembre 1631 Olinda, rasa al suolo prima di essere abbandonata, fu riconquistata. Quando ormai la sconfitta totale olandese sembrava imminente, il pernambucano Domingos Fernandes Calabar disertò e guidò gli olandesi rivelando i segreti della “guerra brasílica” e la conformazione territoriale della zona: grazie a ciò, oltre a conquistare varie città pernambucane, gli invasori occuparono il Rio Grande do Norte e successivamente l’ormai isolato stato del Paraíba nel dicembre del 1634. L’8 giugno 1635 cadde anche l’Arraial do Bom Jesus e i suoi abitanti costretti a ritirarsi verso sud in una lunga e dolorosa processione durante la quale, nonostante gli stenti, riuscirono a conquistare Porto Calvo (19 giugno). Qui vi era Calabar che fu l’unico ad essere condannato a morte e squartato davanti agli occhi dei brasiliani da lui traditi. Grazie anche al seppur tardivo aiuto della corona spagnola, i pernambucani riuscirono a mantenere le proprie posizioni e non permisero agli olandesi lo sfruttamento economico delle terre conquistate. Per ovviare a ciò, dall’Olanda partì il conte Johann Mauritius Van Nassau-Siegen, conosciuto nella storia brasiliana come Maurício de Nassau. Il 6 marzo del 1637 riconquistò Porto Calvo e riuscì, con la sua politica di tolleranza, a conquistare la fiducia dei brasiliani e nel contempo studiò le operazioni per allargare ancor più la presenza olandese in Brasile: una di queste si risolse in una dura sconfitta a Salvador (aprile-maggio 1638). I brasiliani, sotto il comando di Fernando de Mascarenhas e con il decisivo apporto di alcuni famosi bandeirantes paulistas (tra i quali Antônio Raposo Tavares), organizzarono vari attacchi navali che, seppure terminati con dure sconfitte, ebbero lo scopo di far nascere negli abitanti pernambucani il sentimento di patria e libertà. Nel febbraio 1641 arrivò a Bahia la notizia della restaurazione del regno del Portogallo. Grazie a ciò finirono le ostilità tra portoghesi -non più sotto il dominio dell’odiata, da entrambe le parti, Spagna-  e olandesi, e fu firmato l’armistizio secondo cui le Capitanias del Pernambuco, Paraíba e Rio Grande do Norte restavano olandesi e questi ultimi si sarebbero impegnati per dieci anni a non espandersi. Ma, approfittando della guerra luso-spagnola, conquistarono anche il Sergipe ed il Maranhão: commisero comunque l’errore di lasciare libero transito ai brasiliani che iniziarono a organizzare piani per la loro liberazione. Il Maranhão riuscì a liberarsi il 28 febbraio del 1644, anno in cui Nassau tornò, in luglio, in patria. La Compagnia olandese incitò gli indios a fare guerra ai pernambucani i quali ricevettero un appoggio non ufficiale dai portoghesi. André Vidal de Negreiros come capo diplomatico, João Fernandes Vieira come capo civile e Antônio Dias Cardoso come capo militare, furono i principali artefici dell’insurrezione che rischiò di naufragare per il tradimento di Fernão Conte Real e Sebastião de Carvalho. La prima grande battaglia ebbe luogo il 3 agosto 1645 con vittoria brasiliana a Monte das Tabocas. L’adesione alla causa pernambucana ed il sentimento della difesa della propria patria crebbe in tutti gli strati della società luso-brasiliana: grazie a ciò furono in poco tempo riconquistate numerose città. Agli olandesi rimase solo il litorale tra Recife e Cabedelo, vicino all’odierna João Pessoa. Durante una battaglia navale nei pressi di Recife, fu scoperto l’appoggio portoghese al Pernambuco. La corte lusitana fu divisa tra il continuare ad aiutare la colonia con il rischio di dover affrontare una guerra a viso aperto con i più potenti olandesi, o lasciare che il Pernambuco restasse in mano nemica. Giovanni VI optò, seppur a malincuore, per quest’ultima soluzione: nonostante ciò, i pernambucani riuscirono a circondare Recife avendo come base Arraial Novo do Bom Jesus, nelle immediate vicinanze dell’odierna capitale pernambucana. Varie battaglie si susseguirono con esiti alterni: l’isola di Itaparica (Bahia) fu prima conquistata e poi abbandonata dagli olandesi, così come i pernambucani riuscirono a infiltrarsi per un breve periodo all’interno di Recife. Gli invasori ricevettero un sostanzioso aiuto in uomini e mezzi dalla madre patria: ma il 19 aprile 1648 a Guararapes (zona paludosa circondata da montagne) furono pesantemente sconfitti, e il giorno dopo persero il controllo di Olinda. Tentando di riconquistare le posizioni perdute, gli olandesi attaccarono di nuovo Guararapes, incorrendo in una nuova sconfitta in una battaglia, tra il 17e il 19 febbraio 1649, che risulterà determinante per le sorti della guerra. Altri fattori che decisero la guerra in favore dei pernambucani furono la rovina economica della Compagnia delle Indie Occidentali, la guerra navale che vide coinvolte l’Olanda e l’Inghilterra e la nascita della Compagnia Generale di Commercio del Brasile. Quest’ultima, in azione congiunta con l’esercito pernambucano, liberò Recife il 24 gennaio 1654: due giorni dopo a Campina do Taborda gli olandesi firmarono la resa definitiva.

 

CONCLUSIONE

Spesso ci si chiede se un Brasile di stampo olandese o francese avrebbe potuto essere migliore di quello attuale, portoghese. Ma considerato che la storia non si fa con i “se”, è forse il caso di sottolineare che gli avvenimenti che la compongono sono stati determinati, come in questo caso, non solo dal ruolo dei conquistatori in astratto, ma anche e soprattutto dall’iniziativa delle singole persone che vi prendono parte e dalla loro capacità di incidere sugli avvenimenti. Rimane il fatto che le invasioni fecero crescere, oltre che l’interesse del Portogallo per le proprie colonie, anche lo spirito patriottico nelle popolazioni indigene, iniziando in loro un processo che le condusse a un graduale distacco dalla madre patria.