AVVENTURE DI UN BRASILIANO PER LO STIVALE

Scusi, dove fica il duomo?

(terza puntata)

 

di Luiz Eduardo Florian

 

Firenze e l'"Irishcoffee"

 

Che arrivo nel Bel Paese, ragazzi, il mio.

Tutto il percorso di notte, sotto il diluvio universale. Meglio di così...

Beh, intanto, la “vecchia” abitudine di dormire con un occhio attento allo zaino non è certo sopita e, ogni tanto, scorgo la luce di qualche stazione.

Ventimiglia, c'è scritto.

Sarà la distanza burocratica da percorrere prima di mettere piede in Italia.

A un tratto, il treno rallenta, e si ferma.

Dal finestrino appannato scorgo solo una scritta: Brignole.

Un brivido, scatto in piedi e esco di corsa dallo scompartimento, passando sopra gambe, piedi e vaffanculo dormenti, trascinando lo zaino, cercando di scendere.

“'Sti bastardi nazisti, mi hanno messo in un treno di ritorno in Francia”.

Quando finalmente sono arrivato alla porta, scendo, mi guardo in giro e… leggo tutta la targa: GENOVA Brignole.

Ehm, eh eh, scusate, falso allarme, rientro, permesso, ecco, sì è vero, sono un pirla, permesso, grazie…

Mica al vecchio scompartimento, però. Che tra l’altro era già occupato da qualcuno appena entrato. E neanche avrei avuto la faccia di ri-svegliare quelli lì. Sicché, con un sorrisetto un po’ imbecille, cerco invano, per tutto il treno, un posto libero.

Ed ecco il mio primo "buon viaggiare italiano": come tanti altri, mi metto sdraiato in corridoio, e buona notte.

Davvero.

Arrivo a Firenze che sono le 42. Più o meno le dimensioni del piede che ho visto passare ad un millimetro del naso. Santa Maria Novella. In quella posizione, mi sembra una bestemmia.

Mi alzo, mi stiracchio un po’, faccio un po’ la faccia del consumato viaggiatore. Ma sono consumato e basta.

Sono le 3 del mattino. Almeno così sembra.

Il tenentino ventimigliaco mica lo sa, ma mi ha procurato un bel guaio. 

Dove cazzo si va alle tre del mattino? Di domenica, poi. Avevo sì un indirizzo dove andare, ma mica potevo arrivare lì a quell’ora. E mi avevano raccomandato di non arrivare durante il fine-settimana. Fregatuuura tanto temuta, eccomi… vengo… ma ‘ndo vado?…

Beh: dovunque sia, sarà verso l’uscita, tanto meglio avviarsi e…PAM!

D’un tratto sono a terra. Che è, chi è stato, cosa succede? Niente. Mi alzo e mi accorgo che la sudata jlaba marrochina non c’è più… Come abbiano fatto a portarmela via, è un mistero.

Benvenuto alla civiltà!!!

Fa male scendere dal proverbiale pero. Dopo alcuni mesi di Marocco, rimasto illeso anche dopo essere stato nelle medine più sperdute nelle ore più assurde, cominciavo a credere di essere immune ai furti. Ci pensa Firenze, nella sua immensa civiltà, a riportarmi alla ragione.

Tappa obbligata al bar della stazione: sono le 3 del mattino e non credo sia molto elegante chiamare qualcuno a quest’ora, ammesso ci sia qualcuno da chiamare.

Nei bar delle stazioni hai due possibilità: o vuoi stare per i fatti tuoi, e allora vai ai tavoli, o ti azzardi a incontrare qualcuno, e allora stai in piedi.

La mia fortuna non andava per la maggiore, e quindi non mi stupisce il tipo rosa-violaceo che mi dà pacche sulle spalle, offre birra e straparla in inglese. Dopotutto, sono due o tre ore da passare, e se quello mi tocca il culo posso dargliene due che tanto è stra-ubriaco. Tanto a quest’ora nelle stazioni non gliene frega niente a nessuno…

Il tipone però è in gamba. Irlandese, dice, e di questo sono sicuro. Di dove, lo sono invece di meno. Poi non so se mi dice un nome di città, un verbo, oppure parla di sé. Ma anche se non capisco bene il suo inglese, ciò che è certo è che bestemmia come un fiume in piena. E ride, ride a voce alta e di gusto, il tipaccio. Mi piace. Mi racconta di viaggi che a quell'ora e a quel livello etilico, mi scendono giù che è un piacere.

Nel mezzo dello spara-balle reciproco, mi offre una stanza per la notte, da solo, sottolinea ripetutamente (e meno male). Che ci perdo? E’ quasi domenica, fino a martedì non trovo nessuno della scuola, e se non do un po’ d’attenzione alla mia vecchia compagna fortuna va a finire che questa si rompe e mi mette le corna. In più, la birra la paga lui. Ok, Irish Coffee, andiamo.

Firenze, di notte, fa uno strano effetto. Finora, il gotico l’avevo visto soltanto nei fumetti di Batman. A dire il vero, visto sì, ma non “vissuto”: mi sembrava d’essere a Gothan, con le guglie delle chiese e le casette medievali. Santa Maria Novella, mi dice, e le giriamo intorno. E’ bellissima, con questa notte di pioggia e i riflessi strani sulla facciata. Il mio benefattore si accorge della mia meraviglia e diventa tronfio, dice che non ho visto ancora niente. Ma mi basta, per ora. E la stanza? Piove, buddy, e anche se Firenze mi è nuova, non mi va molto di conoscerla proprio adesso. Si gira ancora attorno alla chiesa, e a un certo punto lui sale su una scalinata nascosta e apre una porticina di fianco: cazzo, entra in chiesa!

Porcavacca, l’irlandese è il prete!!!  E tanti saluti alla mia spavalderia.

Da non credere: corridoietti con la volta rotonda, porte con enormi assi in legno, come una segreta!! Finalmente ero nell’Italia che ho sempre letto: quella di Corto Maltese! Infila la chiave in una delle porte: dentro c'è un letto, interruttore luce, tavolino, comodino e bicchiere d’acqua. Bagno in fondo. Ecco la chiave, ci vediamo domattina, buona notte!

E chi riesce a dormire?

La stanza era fenomenale: mattoni a vista, stucco cadente, quadretto di Gesù col cuore lucente e spinato, come l’aveva soltanto mia nonna. Anche la luce, proveniente da un lampadario di ferro battuto così piccolo che starebbe bene sul comodino, piuttosto. Grandioso.

Mi addormento sognando misteri, fughe impossibili per i corridoi bui delle segrete, catacombe e riunioni iniziatiche.

Non male, non male davvero. Fortuna mia, ben tornata!!

Mi sveglia alle sette (solo TRE ore dopo!!!), e ci metto un po’ a capire come è vestito.

"C’mon, wake up, man, how was the night? Here you are, i’ve brought you some coffee. Stand up and hurry, it’s time to pray".

CHE???

M’alzo, mezzo in fretta, parecchio intimidito, sono sicuro che gli do fastidio: passata la birra, ora s'è accorto di aver portato qualcuno dentro. Here, man, here: hurry up”.

M’indica una porta, passo più in fretta che posso, accenno uno sguardo di scusa, ma non ho tempo: sono già dentro, a destra dell’altare. La chiesa è piena!!

Mi dà un abbraccio, due pacche sulle spalle, un cenno d’addio alla maniera militare, mi fa segno di sedermi e prende posto accanto al prete: la messa è già iniziata.

La messa. E' dal tempo della prima comunione che non ci vado. All’inizio mi sento un po’ fregato, un po’ indispettito. Poi è rimasto solo il suono, l’eco di tutte quelle voci che rimbombano sul tetto di Santa Maria Novella.

E una leggerezza mite, amichevole, di casa.

Non l'avrei rivisto mai più. Chissà dov'è finito?

Fatto è che quell’irlandese mi ha fatto fare la più bella entrata in una città da quando sono uscito da casa.

Lui non era il prete, certo che no, ma non ho capito bene chi fosse. E chissà che razza di nome aveva.

Ma mi ha aperto il cuore.

E Firenze, vecchia puttana, c'è entrata per restarci.