Le conquiste dei Senza Terra

e  la  politica  del  governo  Cardoso

 

di Fabrizio Ciocca

   Il Movimento Senza Terra in Brasile, in circa 17 anni di vita, ha ottenuto importanti  risultati. Primo fra tutti la costruzione di un movimento a carattere nazionale, diventando in questo modo un punto di riferimento fondamentale nella lotta per la riforma agraria, tanto da essere riconosciuto dal governo nazionale e dai governi degli Stati come interlocutore delle rivendicazioni dei lavoratori rurali senza-terra del Brasile. Durante questo periodo le famiglie insediate, grazie alle occupazioni delle terre e alle pressioni sui governi da parte del MST, sono state circa 300 mila, mentre attualmente, ancora 105 mila famiglie sono accampate, nella speranza che il governo espropri quelle proprietà, che non  compiono la loro funzione sociale. Negli insediamenti, al fine di garantire un’istruzione ai figli dei contadini, operano circa 1500 scuole pubbliche, che coinvolgono circa 3000 insegnanti. Inoltre 25.000 giovani ed adulti sono coinvolti in un programma di alfabetizzazione che porta avanti il MST in collaborazione con l'Unesco e 50 università del paese.

Sempre negli insediamenti funzionano :

  • 400 associazioni di produzione, commercializzazione e servizi

  • 49 cooperative di produzione agro-zootecnica, che coinvolgono 2.300 famiglie

  • 32 cooperative di servizi con 11.174 soci

  • 12  cooperative regionali di commercializzazione  

  • 2 cooperative di credito con 6.113 associati

          ·    96 piccole e medie agroindustrie, che lavorano frutta e ortaggi, latte         e derivati, cereali, caffè, carne e dolci.

      Di queste attività economiche del MST beneficiano direttamente e indirettamente circa 700 piccoli comuni del Brasile. Solitamente la terra in cui si realizza l’insediamento è un latifondo che è stato espropriato dal governo e destinato ai senza-terra. Possono essere utilizzate a questo scopo anche aree di proprietà del governo. Gli insediamenti nati  a partire dalle occupazioni del MST cercano di organizzare e pianificare la produzione per garantire la sussistenza delle  famiglie che vi lavorano e promuovere lo sviluppo sociale dei contadini che hanno conquistato la terra. Il Movimento Senza Terra tende a stimolare e ad incentivare forme associative e cooperative di produzione e di uso della terra negli insediamenti. Questa forma di produzione consente investimenti di una certa entità (macchine, magazzini, mezzi di trasporto, autocisterne per il latte) che altrimenti il singolo insediato non sarebbe in grado di fare. Sul piano economico, gli insediamenti producono molto di più di quello che produceva prima la stessa terra nelle mani dei fazendeiros, dando lavoro ad intere famiglie. Inoltre gli introiti fiscali dei comuni in cui ci sono gli insediamenti, sono notevolmente aumentati, mostrando così l’impatto della riforma agraria laddove si tenta di realizzarla, che porta con sé: sviluppo economico e sociale, aumento dei consumi, maggiori entrate fiscali. Nel 1992, la Fao ha realizzato una ricerca su alcuni insediamenti dove opera il Movimento Senza Terra. I dati mostrano la sostenibilità in termini socio-economici di quest’esperienza e la sua efficacia nel combattere la miseria nelle campagne. In media le famiglie degli insediati ottengono un reddito equivalente a 3,7 salari minimi, molto superiore a quello di un lavoratore senza-terra che è intorno a 0,7 salari minimi. Negli insediamenti dove sono presente agroindustrie,il  reddito medio può arrivare anche 6 salari minimi. Tra gli indicatori sociali il più significativo è quello della mortalità infantile: negli insediamenti si è ridotta a metà della media nazionale. Gli insediamenti legati al Movimento Senza Terra, che coinvolgono circa 300mila famiglie, rappresentano  il risultato tangibile della  lotta del MST durante tutti questi anni, anche se rispetto alle quasi  5 milioni di famiglie senza-terra presenti ancora oggi nel Brasile, sono un numero insufficiente. I dirigenti del MST sono consapevoli, infatti, che fare insediamenti di famiglie senza-terra non significa necessariamente fare la riforma agraria: questa presuppone una deconcentrazione della proprietà della terra, attraverso un ampio programma di espropriazione di terre, in forma rapida e regionalizzata. Lo sforzo e la validità del progetto del MST per una efficace riforma agraria e per un cambiamento più ampio della società  , gode dell’appoggio e del sostegno della Chiesa Brasiliana, del PT (Partito dei Lavoratori, il principale partito di sinistra),delle organizzazioni sindacali, e di ampi settori della popolazione, in particolare tra gli strati più popolari, oltre ovviamente del mondo contadino. Tuttavia il tipo di riforma agraria che il Movimento Senza Terra porta avanti contrasta profondamente con la “riforma agraria di mercato” sostenuta dall’attuale governo brasiliano, tesa a stimolare il cosiddetto mercato delle terre, all'’interno del quale sono le stesse forze capitalistiche ad operare negli insediamenti. La riforma agraria di mercato è appoggiata  dalla Banca Mondiale sostenendo  trattasi di una riforma mirata alla distribuzione della terra nel Brasile e alla riduzione della povertà nelle campagne. In questo quadro rientra il programma “Banca della Terra”, una sorta di partnership tra il governo brasiliano e la Bmi per l’acquisto di terra per la riforma agraria, e prevede un prestito di un 1miliardo di  $ al governo federale, che attraverso le agenzie finanziarie dei governi degli stati interessati, concederà crediti  ai lavoratori rurali così da permettere loro di acquistare la terra dai latifondisti. Secondo il ministro per la riforma agraria Raul Jungmann, il programma  “Banca della Terra”,  crea meccanismi più efficaci per l’accesso alla terra rispetto all'’espropriazioni, troppo onerose per lo Stato. Tuttavia  la distribuzione di terre è vincolata alla volontà dei proprietari terrieri: i contadini potranno avere terre solo se i latifondisti desiderano venderle. In questo caso, i proprietari terrieri ottengono denaro contante per le terre vendute, cosicché anche  le grandi proprietà improduttive si trasformano in attività finanziarie. Questo provvedimento stravolge la stessa Costituzione, laddove afferma esplicitamente che la riforma agraria deve essere fatta attraverso l’espropriazione dei latifondi improduttivi, i cui proprietari devono essere indennizzati attraverso titoli di Debito Agrario riscattabili non prima d’alcuni anni. Inoltre, la sostituzione del programma di riforma agraria basato sul meccanismo dell’espropriazione con un sistema di mercato capitalista, non consente allo Stato di poter esercitare alcun controllo sulla funzione sociale di una proprietà, come previsto dalla Costituzione. Il vero rischio di questa politica del governo, è la formazione di cartelli da parte dei proprietari terrieri al fine di aumentare il prezzo delle terre con manovre speculative. Infine va sottolineato che i contadini senza-terra che utilizzano i prestiti della “Banca della Terra”, non possono usufruire di crediti per progetti di sviluppo per l’acquisto di beni alimentari o di mezzi per rendere produttiva la terra acquistata. Questo riforma è in sintonia con gli obiettivi del governo, deciso a sviluppare un modello agricolo che si può definire  “nord-americano”, le cui caratteristiche sono:

·         Incentivare grandi proprietà che producono cereali e piccole unità di produzione(famigliari) altamente specializzate, con un uso intensivo di capitale, integrate con i grandi complessi agroindustriali (in particolare multinazionali straniere).

·         Progressiva eliminazione dell’agricoltura di sussistenza, specialmente nelle regioni del Nord e del Nord-Est.

·         Smantellamento del cosiddetto “settore pubblico agricolo”  (ossia assistenza tecnica ai contadini, finanziamenti statali agevolati agli insediati, credito rurale)

·         Decentramento e trasferimento delle funzioni dell’Agenzia Federale competente per la riforma agraria, l’Incra, verso governatori e sindaci dei singoli Stati e comuni.

·         Riduzione della popolazione economica attiva nell’agricoltura al ritmo del 5% l’anno.  

 Complice anche la crisi  economica che il paese attraversa e la necessità di capitali e investimenti stranieri, si vuole ridurre il sostegno statale all'’agricoltura e indirizzarlo verso altri settori, partendo dal presupposto che questa incide “solo” per l’11% sul P.I.L. brasiliano. Nel contesto di tale politica rientra, tra l’altro,la diminuzione dei fondi messi a disposizione dal governo per l’Incra   (ai 2,2 miliardi di $ del 1998, alla metà per l’anno 2000, 1,2 miliardi di $). Il Movimento Senza Terra si oppone fortemente a questo tipo di politica agraria, sostenendo che non risolve il problema  delle 5 milioni di famiglie senza-terra. In effetti dal 1994 (anno di elezione del presidente Cardoso) ad oggi, il conflitto per la terra e le occupazioni della terra sono andate aumentando. Se è pur vero che durante la presidenza Cardoso si è assistito al maggior numero di terra concessa ai contadini brasiliani, bisogna sottolineare come ciò avvenga laddove la pressione dei movimenti sociali è talmente forte, che le autorità, per evitare che i conflitti per la terra si trasformino in conflitti politici, riescono ad ottenere alcune terre (sia di terre pubbliche, sia negoziate, sia espropriate) e ad insediare famiglie. Tuttavia la politica agraria del governo Cardoso non ha nulla a che vedere con la riforma agraria, il cui obiettivo ultimo è la trasformazione della struttura fondiaria, la quale invece è rimasta sostanzialmente la stessa dal ritorno alla democrazia (1985) ad oggi. Il governo Cardoso afferma di aver insediato tra il 1995 e il 2000  482.206 famiglie(per un totale di 2.400.000 persone); tuttavia ne il MST ne la “Commissione Pastorale della Terra” accettano la veridicità di questi numeri, tanto da spingere Isidoro Revers,coordinatore nazionale della CPT, a dichiarare al quotidiano Avvenire che “No, non siamo d’accordo. E’ solo propaganda.Il governo ha distribuito terra a 230 mila famiglie in sette anni. Ma nello stesso periodo altre 440 mila famiglie  hanno perso i propri appezzamenti”. Nell’ultima relazione FAO, "Lo stato mondiale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione nel Mondo 2001", l’agenzia facente capo alle Nazioni Unite , nel capitolo riguardante il Brasile, sottolinea gli sforzi fatti dal governo sulla via della riforma agraria che, afferma il documento, grazie anche al programma “Banca della Terra”, è riuscito a distribuire lotti a 480 mila famiglie e a  trasferire dal latifondo alla piccola proprietà 18 milioni di ettari. Tuttavia, indipendentemente  dal fatto che i dati ufficiali  siano stati “gonfiati” o meno dal governo a fini propagandistici, secondo statistiche ufficiali dell'Incra, dal 1992 al 1998, l'area totale controllata da proprietà rurali superiori a 2000 ettari si è accresciuta di 56 milioni di ettari. Quindi,  in 6 anni, il territorio nelle mani del  latifondo si è ampliato coinvolgendo un'area che è tre volte superiore quella che il governo dice di aver destinato ai progetti di riforma agraria in questo stesso periodo. L’ Associazione Brasiliana per la Riforma Agraria critica la relazione FAO ,perché nella valutazione positiva dell’azione del governo, non viene tenuto conto dei dati diffusi dall'Ibge  che mostrano come tra il 1996 e il 2000, 583.000 lavoratori rurali, in media, all'anno, hanno perso il lavoro nell’agricoltura.  Se, accettando i dati governativi, consideriamo che 400.000 persone all'anno  sono state insediate, si arriva , comunque alla conclusione che, a seguito dell’attuale politica agricola governativa, 138.000 persone all'anno hanno abbandonato l'agricoltura. In  7 anni al potere, l’attuale governo non ha modificato la struttura concentrazionaria della proprietà fondiaria in Brasile: in un contesto in cui, nonostante le promesse politiche fatte, la metà delle terra è ancora in mano all'’ 1% dei proprietari, non stupisce il fatto che la conflittualità nelle campagne brasiliane non diminuisca. Durante la presidenza Cardoso, le occupazioni di terra che nel 1994 furono 119, nel 1997 sono state 463, aumentando  del 400%, mentre i conflitti per la terra, sono passati da una media di 367 casi all'’anno nel biennio 92/94, ad una media di 667 casi nel periodo 95/99, con aumento dell’82%. Inoltre esaminando il numero delle persone coinvolte nei conflitti per la terra, si constata un aumento dalla 214.653 unità, in media, annualmente , tra il 1992 e il 1994,  alle 508.507 persone coinvolte, con una crescita del 137%. Di fronte all'’aumento del conflitto per la terra e alle rivendicazioni del MST, spesso il governo  sceglie la via della  repressione piuttosto che della negoziazione. Dopo aver annunciato di “non poter tollerare che movimenti sociali che hanno inizialmente rivendicazioni legittime, finiscano nel cadere nella violenza e nell’illegalità”, Cardoso, nel maggio del 2000 ha autorizzato la creazione di una divisione speciale della Polizia Federale,  con il compito di impedire  eccessi nelle occupazione di terre. E’ stato pure approvato un pacchetto di misure che stabiliscono che la terra “invasa” non sarà valutata dall’Incra  per un periodo di 2 anni, che diventano 4 nel caso ci sia una nuova occupazione. Se è vero che negli ultimi anni c’e stata una leggera diminuzione degli assassini di lavoratori rurali, bisogna sottolineare con forza che 2 dei peggiori massacri  di contadini  nella storia del Brasile, sono  avvenuti sotto la presidenza Cardoso, e a distanza di pochi mesi uno dall’altro ( vedi pag.137-138). Nonostante le difficoltà dovute alla resistenza alla realizzazione della riforma agraria delle oligarchie rurali e dell’inefficacia delle politiche governative , Il MST nel  recente Congresso a Brasilia, nel luglio del 2000, ha rilanciato la sfida per un “Brasile senza latifondo”, impegnandosi a:

·            Intensificare l’organizzazione dei poveri per fare lotte di massa a favore         della riforma agraria.

  •         Costruire l’unità nelle campagne e sviluppare nuove forme di lotta. Aiutare a costruire e rafforzare gli altri movimenti sociali esistenti nelle campagne, specialmente il Mpa (Movimento dei Piccoli Agricoltori).

  •      Combattere il modello dell’élite, che difende i prodotti transgenici, le importazioni di alimenti, i monopoli e le multinazionali. Progettare, all'’interno della società ,la riforma agraria per risolvere i problemi di : lavoro,casa, educazione, salute e produzione di alimenti per tutto il popolo brasiliano.

  •      Sviluppare linee politiche e azioni concrete nella costruzione di un nuovo modello tecnologico, che sia sostenibile dal punto di vista ambientale, che garantisca la produttività e il benessere sociale.

  •      Riscattare e approfondire la questione sia nelle  linee politiche che in tutte le attività del MST e nella società.

  •      Pianificare e realizzare azioni generose e solidali nei confronti della società, sviluppando nuovi valori ed elevando la coscienza politica dei lavoratori Senza Terra.