Lettera dall'Amazzonia

 

di Adriano Sella

 

 

a cura di Raffaella Capra

 

Caro Occidente Capitalista,

ti scrivo da una piccola città situata nel mezzo della foresta amazzonica definita la fine del mondo. Viene denominata così perché qui finisce la strada del mondo occidentale e comincia il fiume del mondo degli Indios, ma soprattutto perché la povertà e l'ingiustizia stanno a aumentando sempre più. Abbandonando l'Europa speravo tanto di non incontrarti più ma, purtroppo, ti ritrovo molto e molto vicino, Le tue mani affamate di materie prime dell'Amazzonia me le trovo quotidianamente qui, nello Xingu Amazzonico. Il cervello del tuo sistema capitalista continua a rimanere là (nella ricca Europa, nella superpotenza degli Stati Uniti e nel paese supertecnologizzato che è il Giappone), ma chi continua ad alimentarlo e sostenerlo è il sud del mondo, causando il suo continuo impoverimento. L''Amazzonia è una grande fonte di materie prime e tu stai sfruttando questa immensa ricchezza (chiamata "polmone del mondo") e poi dal pulpito della Conferenza internazionale di Rio de Janeiro hai avuto il coraggio di fare i soliti eccellenti discorsi ecologici e umanitari. No, non posso accettare questa tua ipocrisia e devo denunciare il tuo continuo sfruttamento, in questo continente latino-americano che ha avuto origine in quella scoperta dell'America di cui stiamo celebrando il V centenario. La più grande ricchezza dell'Amazzonia è il legno (mogano, cedro...) e dalla nostra piccola città chiamata São Felix do Xingu, ogni giorno attraversano il fiume dai 15 ai 25 camion di legno pregiato (la portata di ciascuno è da 15 a 75 tonnellate) e se ne vanno verso il tuo mondo occidentale: Europa, Stati Uniti, Giappone. Le imprese impegnate in questo territorio sono tante e chi si arricchisce sono i proprietari di queste e di tutte quelle impegnate nella commercializzazione ed esportazione del legname. Tra queste c'è anche un'impresa italiana. Tutto accade a scapito della popolazione locale costretta a subire lo sfruttamento della sua manodopera a buon prezzo e a vedere una deforestazione che sta continuando ad un ritmo impressionante. [..] Tempo fa mi sono inoltrato nella foresta e dopo molti chilometri (circa 120) sono arrivato in una nuova miniera dove si sta estraendo il minerale per produrre il ferro. Là vivono quasi 600 persone e i minatori sono circa 150. L'estrazione è continua (giorno e notte) e la giornata lavorativa è di 12 ore. Dialogando con gli operai concordavamo nell'affermare che la maggior parte della ricchezza non rimane qui, ma se ne va fuori e quello che resta è un salario molto basso e lo sfruttamento della manodopera. Il proprietario di questa grande miniera è un gruppo multinazionale. Un'altra multinazionale è presente nel nostro territorio: è un'impresa tedesca, Merck, che sta raccogliendo una foglia pregiata per la produzione di prodotti cosmetici. Chi raccoglie questa foglia e chi la vende per la multinazionale è gente della nostra popolazione che è povera e resterà sempre povera. Ogni settimana arrivano nuove famiglie alla ricerca di un pezzo di terra e affermano che là, dove abitavano, la situazione è grave. Questo flusso migratorio di migliaia di persone è causato dalla concentrazione della terra in una piccola minoranza (1,2% dei proprietari occupano il 42,9% delle terre coltivabili del Brasile) e dalla mancanza della riforma agraria che rimane sempre solo sulla carta costituzionale. Queste famiglie sono chiamate "sem terra" (senza terra) e arrivando in Amazzonia sono costrette a affrontare tutti i rischi di una vita abbandonata dalla società. Non manca il pericolo di un conflitto con il latifondista che è già presente in Amazzonia. Un latifondista del nostro Comune possiede 35.000 ettari di terra ed è riuscito a strappare la terra a molti contadini. La strategia usata é la minaccia e la violenza: alcune persone sono state ammazzate ed altre hanno dovuto cedere terra ad un prezzo ridicolo. Questo è uno dei tanti conflitti di campo che accadono in Brasile. Caro Occidente capitalista, i tuoi progetti e le corrispettive realizzazioni che hai imposto in questi 500 anni (la colonizzazione politica, i modelli culturali occidentali, la privatizzazione della terra e la logica del latifondo, la monocoltura, lo sfruttamento delle risorse naturali...) hanno generato una tale quantità di conseguenze negative che condannano, ancor oggi, alla povertà questo popolo latinoamericano. Le tue caravelle, arrivate con Cristoforo Colombo, non se ne sono andate, ma hanno cambiato solo il look, trasformandosi in caravelle della colonizzazione economica contemporanea e della corrispettiva guerra internazionale: una guerra che usa l'arma del conto corrente bancario e che condanna alla fame milioni di uomini. Una guerra, attualmente in atto, che ha assunto una forma invisibile ma che é più dannosa delle altre. Caro Occidente capitalista, ci resta una sola speranza: oggi questo nostro popolo non accetta più di essere oppresso, sfruttato e manipolato. La realtà sociale brasiliana sta fermentando in una varietà di movimenti, gruppi, associazioni, cooperative, partiti che stanno progettando e concretizzando il futuro di questo popolo strappandolo soprattutto dalle tue mani insanguinate dalla violenza politica, culturale, religiosa, sociale e economica usata in questi 500 anni.

São Félix do Xingu, 28/10/1992

 

 

Adriano Sella, missionario saveriano, nato a Gambugliano (VI) il 28 aprile 1958, ha conseguito la licenza di teologia morale presso la Facoltà Teologica di São Paulo (Brasile). Dal 1987 al 1989, durante l'esperienza pastorale nella diocesi di Vicenza, si è impegnato nel settore dell'emarginazione a favore degli immigrati, degli zingari, e anche al lato dei tossicodipendenti attraverso la comunità terapeutica di San Gaetano di Thiene. Dal 1990 lavora in Amazzonia, in un grande territorio di 84.417 kmq. chiamato São Feliz do Xingu - PA, mettendosi a fianco dei tanti contadini che rischiavano di perdere la terra a causa della forte concentrazione della terra nelle mani dei pochi ma grandi latifondisti e ha potuto apprezzare e difendere la cultura e la vita molto interessante degli Indios. Durante la permanenza in Italia, 1995-1996, ha avuto molti contatti con gruppi locali e nazionali, richiesto per incontri e conferenze, ha parlato in varie radio regionali e nazionali, ha scritto il fascicolo "La giustizia è il nuovo volto della solidarietà", pubblicato articoli in varie riviste e si è fatto promotore del movimento "Gocce di Giustizia" (C/o Casa per la Pace - Contrà Porta Nova, 2 - 26100 Vicenza).

La sua lettera all'Occidente capitalista è pubblicata nel volume "Giubileo di giustizia".

QUESTO LIBRO E' DISPONIBILE NELLA BOTTEGA EQUOSOLIDALE "TATAVASCO"