La lunga saga della famiglia Breves

In Brasile esce “Abril Desperdaçado”, ultimo film di Walter Salles

 

 

di Alessio Slossel

 

   Nella prima settimana di maggio ha fatto il suo debutto nelle sale cinematografiche brasiliane “Abril Desperdaçado” (Aprile Spezzettato o Dilaniato), l’ultimo film del regista Walter Salles.

Si è trattato di un evento molto atteso perché una prima edizione del film era stata indicata per concorrere all’oscar come miglior lungometraggio non in lingua inglese, e la produzione ha scelto di posticiparne l’uscita nella speranza di cogliere un prestigioso riconoscimento internazionale che ne agevolasse il lancio. Nell’attesa sono inoltre stati apportati vari ritocchi all’edizione originaria, tanto che agli inizi di aprile la Videofilmes, casa di produzione della famiglia Salles, era ancora quasi totalmente assorbita dalla lavorazione del film.

Il lancio è avvenuto contemporaneamente in varie sale cinematografiche delle principali città brasiliane, a dimostrazione del grande potenziale della Lumiere, la società di distribuzione. La storia è tratta dall’omonimo libro dello scrittore albanese Ismail Kadaré e trasposta nel sertão nordestino dei primi del novecento. Racconta le vicende della famiglia Breves, agricoltori la cui vita è condizionata da una sanguinosa e antica faida che li contrappone a una famiglia di allevatori vicini. Il ferreo codice d’onore delle due famiglie rende impossibile spezzare la catena dei delitti e delle vendette.

La vicenda è narrata in prima persona dal figlio minore Pacu, un bambino molto più incline al sogno e al gioco che alla comprensione del clima opprimente che incombe sulla famiglia. Pacu racconta la vicenda di suo fratello Tonho, un ventenne sensibile e diviso tra la sua voglia di vita e il dovere di obbedire al padre e al codice della famiglia. Tonho uccide l’assassino di suo fratello maggiore e così facendo firma consapevolmente la propria condanna: sarà lui l’obiettivo dell’inevitabile vendetta, gli resta solo il tempo della tregua concessa dal periodo di lutto della famiglia rivale.

Praticamente tutta la storia si svolge nel breve periodo della tregua, circa un mese, l’aprile cui si riferisce il titolo. Un coppia di artisti circensi, padre e figlia, di passaggio nei paesi vicini, sono l’elemento destabilizzante dei ruoli nella famiglia. Il semplice incontro con questa gente estranea alle logiche del posto accende la voglia di evadere e liberare la fantasia dalla schiavitù del tetro ambiente quotidiano dominato dai morti e dal duro e dispotico padre: il monarca assoluto del piccolo regno familiare.

Tonho, incontrando la giovane acrobata Clarinha, conoscerà l’amore e Pacu i voli pindarici dell’immaginazione grazie a un libro illustrato che la stessa Clarinha gli regala. Sino al momento del passaggio del minuscolo circo la vita della famiglia era scandita quasi esclusivamente dagli incessanti ritmi del lavoro nei campi e da quello della spremitura della canna da zucchero. Il finale, imprevedibile e tragico, sconvolgerà per sempre l’ordine delle cose (come da manuale della buona sceneggiatura): nulla sarà come prima e per i protagonisti si chiude un ciclo atavico.

 Molti elementi fanno pensare a questa storia come alla naturale continuazione di "Central do Brasil", precedente opera di Salles, e in particolare il mondo visto con gli occhi di un bambino e il sertão quale depositario della più profonda e originale anima brasiliana. Ma se in Central do Brasil il sertão è l’unico luogo raccontato con sincera fascinazione, in Abril Desperdaçado è il solo mondo ad essere preso in considerazione. Inoltre, l’ambientazione pensata all’inizio del ventesimo secolo sembra voler concorrere a una sorta di ricerca di purezza originaria. Quasi un omaggio a Mario de Andrade e al movimento della “Semana de Arte Moderna” degli anni venti che tanto contribuì alla formazione di un’identità brasiliana, identità che Salles sembra riconoscere soprattutto nell’immenso sertão.

Il film è caratterizzato da alcuni luoghi topici e da simbolismi di facile lettura quali la macchina per la spremitura delle canne, con la sua ruota fatta girare dai buoi e i suoi ingranaggi incessantemente in movimento, l’altalena di Pacu, le illustrazioni del libro che parla di fantastici mondi marini e le camicie intrise di sangue delle ultime vittime stese al sole. Altro elemento importante è il rapporto conflittuale che tutti i figli hanno nei confronti dei rispettivi padri, così autoritari e talmente assorbiti dalla durezza del vivere e dei codici morali da non essere in grado di comprendere l’esigenza di leggerezza e sogno dei propri figli.

In generale il film è godibile: vi sono momenti molto intensi, ma soffre di un’indecisione fondamentale nell’indirizzo complessivo della storia. Sembra che l’autore non riesca a scegliere se dare alla narrazione un taglio favolistico e onirico o uno più convenzionale e realistico, col risultato di non riuscire ad essere compiuto in nessuno dei due aspetti: poco immaginifico per essere onirico da un lato, con alcune incongruenze logiche che compromettono la verosimiglianza di una narrazione classica dall’altro. Le belle scene risultano quindi piuttosto scollegate tra loro e quasi avulse dal contesto narrativo.

Il livello della recitazione è molto buono: i personaggi risultano credibili e molto compresi nella parte (curiosamente Rodrigo Santoro, l’attore che interpreta Tonho assomiglia straordinariamente allo stesso Salles), ma i veri piatti forti del film sono la splendida fotografia di Walter Carvalho e l’eccellente suono in presa diretta. Tutta la colonna sonora è ben fatta e le musiche efficaci, anche se non concedono quasi nulla alle sonorità brasiliane.

Il montaggio, effettuato in Francia, è fedelmente al servizio della narrazione: vi sono qua e là alcune lungaggini, ma l’unica grande pecca è nel pre-finale (l’insieme delle scene che preparano il finale), dove alcuni passaggi fondamentali dell’intreccio sono trattati in modo troppo sbrigativo, col rischio di lasciare interrogativi irrisolti sulla dinamica degli eventi. Si ha insomma l’impressione che il pre-finale sia in qualche modo incompiuto o forzato nelle scelte da problemi in fase di ripresa.

La sceneggiatura è il punto più debole dell’insieme: un personaggio è stato inserito chiaramente al solo scopo di fornire un’occasione per spiegare che i due artisti circensi sono padre e figlia. Inoltre il personaggio Clarinha è poco sviluppato, al punto da rendere poco comprensibili le sue scelte e il suo destino, così come non si comprendono pienamente le motivazioni delle ultime scelte di Pacu.

Dato il prestigio internazionale acquisito da Walter Salles e la partecipazione alla produzione di società svizzere e francesi è probabile che tra non molto il film arriverà anche nelle sale italiane. Se circolerà in Italia sarà certamente doppiato. Va anche detto che la colonna sonora originale è caratterizzata dal forte accento nordestino degli attori che rende abbastanza problematica la comprensione dei dialoghi a coloro che non hanno una grande dimestichezza col portoghese-brasiliano.

Pur avendo qualche incongruenza, il film merita di essere visto per alcune scene veramente emozionanti, la notevole fotografia e un racconto non privo di tratti poetici. Inoltre, sotto il profilo tecnico è indubbiamente un prodotto di alto livello come raramente si vede nelle produzioni non hollywoodiane.

 

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Biografia di Walter Salles

Nasce a Rio de Janeiro nel 1956. La sua famiglia appartiene all’alta borghesia carioca: il padre è proprietario di Unibanco, una delle principali banche private del Brasile molto attiva anche nella promozione di attività culturali. Unibanco è anche proprietaria di varie sale cinematografiche nelle principali città brasiliane generalmente caratterizzate per il buon livello della programmazione e spesso impegnate nella realizzazione di rassegne e festival. Walter ha studiato cinema alla University of South Carolina. Ha iniziato la sua carriera realizzando documentari, attività cui si dedica completamente il fratello John. Nel 1991 ha diretto il suo primo lungometraggio, “A Grande Arte”. “Terra Estrangeira”, girato nel 1995 e codiretto da Daniela Thomas, è stato nominato miglior film dell’anno in Brasile nel 1996. “Central do Brasil”, (1998) ha ottenuto cinquantacinque riconoscimenti internazionali, tra i quali l’Orso d’oro al Festival del Cinema di Berlino nel 1998. Attualmente pare sia già impegnato nella pre produzione del film “Diários da Motocicleta”, la storia vera del viaggio fatto da Ernesto 'Che' Guevara e Alberto Granado per l’America Latina nel 1952. Il novo progetto sarà prodotto da Robert Redford tramite il Sundance Institute.