"Scolari meritava la panchina della Seleção"

Intervista a Darwin Pastorin, direttore sportivo di "Stream"

 

di Marina Beccuti

 

   Del Brasile ha conservato un leggero accento che gli conferisce un particolare fascino latino. Ma soprattutto possiede l'istinto del poeta, quasi più sudamericano che brasiliano purosangue, che lo pone vicino per stile a uno dei suoi idoli della scrittura, l'argentino Osvaldo Soriano. Darwin Pastorin, svelato chi è il nostro personaggio, direttore sportivo di "Stream", ha anche nel sangue quel Dna che contraddistingue un brasiliano dal resto del pianeta: il futebol. I libri che ha scritto sono sempre ispirati da grandi e piccole storie che escono dai campi di uno stadio, come "Le partite non finiscono mai" e "Tempi Supplementari", entrambi editi da Feltrinelli. A dicembre, per Mondadori, uscirà "Lettera a mio figlio sul calcio". Ma del Brasile Pastorin conserva anche quella solarità, quell'apertura nei confronti del proprio interlocutore in grado di mettere a proprio agio il cronista nel rompere il ghiaccio con la rituale domanda sulle sue origini italiane: 

"Sono un orgoglioso figlio di emigranti veronesi -esordisce-. Mio padre e mia madre, con mio fratello maggiore di appena un anno, partirono per il Brasile nel 1950. Nel '55, a San Paolo, il 18 settembre, sono nato io: nello stesso giorno, mese e anno debuttava in nazionale, contro il Cile, Mané Garrincha, uno dei miei miti calcistici. L'angelo dalle gambe storte. Ricordo un'infanzia felice e serena, i miei amici mulatti, ebrei, giapponesi. Il pallone e l'aquilone. Il tifo per il Palmeiras, che un tempo si chiamava Palestra Italia. La strana lingua che parlavo, un misto di portoghese, veneto e italiano".

Com'è stato l'impatto con una città come Torino, dove si respira un'atmosfera molto differente a quella brasiliana?

Mi sono trovato subito bene, anche grazie all'amore dei miei genitori. Torino era nel pieno della luce e delle contraddizioni del boom economico. Cominciai le elementari con la maestra Esterina Unia, che ancora porto nel cuore. E mi innamorai subito della scrittura. Grazie ai racconti di Emilio Salgari.

Sente il desiderio di tornare in Brasile? 

Tornerei domani. Tenga presente che ho ancora il passaporto brasiliano, proprio come mio figlio Santiago. Il Brasile per me è memoria, favola, culla, racconto, saudade. Amo l'Italia, ma sento quella terra la mia terra.

Parlando di calcio, è esaltante pensare alla recente vittoria della Seleçao ai Mondiali. Si aspettava un Brasile campione? 

Sì, non ho mai avuto dubbi sul Brasile campione. Troppo forte la Seleçao in ogni reparto, e poi quell'attacco: Ronaldo-Rivaldo-Ronaldinho. Sembrava di essere tornati ai tempi di Didì-Vavà-Pelè.

Scolari avrebbe meritato ancora la panchina della Seleçao? 

Avrei dato fiducia a Scolari, eccome! Un tecnico vincente, dalle idee chiare e dalle strategie tecnico-tattiche vincenti.

Si parla di Felipão come futuro allenatore in Italia. Lo consiglierebbe? 

Scolari è adatto, per mentalità e competenza, al nostro campionato. E' un ottimo psicologo, duro il giusto, inoltre ha saputo recuperare ai massimi livelli Ronaldo. E non è stata fatica da poco.

Rivaldo è arrivato al Milan, ma deve giocarsi il posto con una concorrenza agguerrita. Non è un po' frustrante per un campione della sua razza?

Rivaldo appartiene alla cerchia dei rari fenomeni di questo calcio. Non deve temere la concorrenza: lui è una stella di prima grandezza. E che coppia con il mio amico Filippo Inzaghi!

Che idea si è fatto del caso Ronaldo? 

Mi dispiace per Moratti, per dispiace per Ronaldo. E' una storia sbagliata, una favola con un finale triste. Peccato.

Il "suo" Palmeiras è in un momento di difficoltà, dopo tanti anni di successi. Che sta succedendo? 

Stiamo pagando un periodo di transizione, tutto qui. Sono in contatto con il vice-presidente Alfonso Dalla Monica, mio amico fraterno: mi ha assicurato che, prestissimo, il Verdão ritornerà a dominare la scena paulista e nazionale. E' tornato Zinho: sarà lui il protagonista della riscossa. Ricordo che sono, con vanto, il Console unico onorario del Palmeiras, in Europa.

E' davvero necessario vendere tutti i campioni per sanare il deficit del calcio brasiliano? 

Il Brasile del calcio deve imparare a tenersi i propri campioni: solo così si riconquistano i tifosi.

Facendo un cenno alla F1, Barrichello può essere un potenziale campione del mondo?

Barrichello ha tutto per diventare campione del mondo, non lo vedo inferiore al "mostro" Schumacher. La Ferrari, comunque, crede nel mio connazionale: sono convinto che, prima o poi, anche Barrichello si toglierà la soddisfazione più grande. Quella di conquistare il titolo iridato.

Dell'altro brasiliano Massa si parla un gran bene, però ha avuto problemi alla Sauber per via delle sue intemperanze in pista e fuori. E' convinto che sia una futura promessa dell'automobilismo brasiliano? 

Massa deve crescere. Potenzialmente possiede la stoffa dell'asso. Vedremo. 

Quanto è ancora vivo il ricordo di Ayrton Senna in Brasile? 

Ayrton Senna manca a tutti noi. Manca la sua bravura, manca il suo sorriso, manca la sua dolce tristezza. Piansi quel maledetto primo maggio del '94, ma Ayrton vive ancora nel cuore di chi non smetterà mai di volergli bene.

Per concludere, accenniamo brevemente alla musica: ha consigli da darci, proponendoci qualche nuovo artista interessante?

Più che dei nuovi vorrei parlare dei "vecchi". A chi ama la musica brasiliana consiglio di risentire Vinicius, Jobim, Toquinho, Caetano, Chico. Poesia allo stato puro. Bellezza superba e infinita.