La palla dei miracoli

Prodezze e Orixas determinanti nella vittoria della Seleção

 

 

di Marina Beccuti

 

 

 

 

   Lui guardò intensamente la palla che piroettava nell’aria, scherzando sulla strana traiettoria che stava prendendo, sicuro che come una farfalla sarebbe volata in alto, troppo in alto per dargli problemi. Invece gli Orixas decisero tutti insieme di baciare quel ragazzino dagli occhi spiritosi che si aprivano in un sorriso infinito e quella palla s’insaccò alle spalle del povero e anziano portiere inglese, che stravolto s’accorse che la farfalla non era volata via, ma si era appostata dentro la sua rete. Un urlo gli si piantò in gola perché ora la sua squadra, l’Inghilterra dell’affascinante Beckham, era fuori da questi Mondiali che avevano deciso di amare il Brasile dell’allegria e spregiudicatezza. Ronaldinho era il suo astro nascente, il vero piede brasiliano che sottrae la palla quando l’avversario non se l’aspetta, la tiene per sé per accarezzarla un poco e poi decide di buttarla avanti, chiudendo gli occhi nell’attesa di sentire l’urlo della folla. Gol, gol, gol. Il mastino portiere tedesco, biondo e truce, padrone dei suoi pali, era sicuro che il Fenomeno nero e pelato, con la mezzaluna disegnata in testa, non arrivasse mai oltre le sue mani. Ma il povero Kahn non sapeva che le prodezze brasiliane sono spesso divine, accompagnate da macumba e candomblè che possono cambiare il corso della storia. Ecco che arriva Ronaldo, sai che paura per il portiere numero uno al mondo? Fenomeno ha ginocchia delicate, muscoli fragili, calcerà leggero per non farsi male. Infatti, visto, il biondo con gli occhi di ghiaccio ha afferrato il pallone. Ma che succede, ritorna in campo? La palla è lì, guarda il suo campione e lo invita a calciare ancora. Sono frazioni di secondo, Ronaldo torna a sferrare la perla, ormai Kahn non ci può più arrivare, gol, gol, gol. Il Brasile è in vantaggio, la finale è lì a due passi. Il portierone tedesco è seduto sull’erba quasi esanime. Piange, ed è difficile vedere un sassone con gli occhi umidi, il suo è un errore fatale, ancora uno e il Brasile torna campione. Un urlo squarciò l’emisfero, campioni del mondo, campioni del fato più misterioso. Le dee del mare salgono sulla barca e se ne vanno. Tra quattro anni ritorneranno a spargere di burro di arachidi le mani delle bambole che raffigurano i portieri avversari, che ancora nascosti dietro alla loro porta si staranno domandando: ma da che parte è arrivato, 'sto gol?