Via alla modifica, ma con i voti dell'opposizione

Il governo approva la revisione della Costituzione sul sistema
finanziario, ma restano dubbi sulla tenuta della maggioranza

 

di Andrea Zeccato

 

      Con 442 voti favorevoli, 13 contrari e 17 astensioni, il 2 aprile scorso il parlamento ha approvato la proposta di modifica costituzionale del Senato che permette la regolamentazione del sistema finanziario tramite più leggi complementari. Il testo è stato approvato in prima lettura ed è tornato alla Commissione speciale per l'elaborazione del dispositivo finale. Il governo di Lula ha quindi superato la prima prova importante in Parlamento: la modifica all'articolo 192 della Costituzione, quello che riguarda il sistema finanziario brasiliano e, di conseguenza, anche il ruolo del Banco centrale. La revisione era da tempo all'ordine del giorno della politica brasiliana. Già nel 1999 l'allora senatore Serra (poi avversario di Lula al secondo turno delle presidenzali dell'ottobre scorso) presentò una proposta di modifica costituzionale di questo articolo, prevedendo la revoca di tutti i capoversi contenuti. Il progetto, però, fu approvato solo dal Senato e quindi recentemente la questione è stata riportata sulla scena della politica brasiliana.

Per chiarire la questione dal punto di vista giuridico va detto che nel sistema legislativo brasiliano ci sono leis ordinárias e leis complementares (leggi ordinarie e leggi complementari) e queste ultime si caratterizzano perché regolamentano materie presenti nella stessa Costituzione ed anche perché, per poter entrare in vigore, richiedono l'approvazione a maggioranza assoluta. Uno dei casi in cui la Costituzione fa esplicito riferimento all'obbligo di ricorrere alla legge complementare è proprio quello dell'art. 192, il quale – dopo aver affermato che il sistema finanziario deve essere strutturato in modo da promuovere lo sviluppo equilibrato del Paese – prevede che quest'ultimo debba regolato con leis complementares e elenca poi i vari punti oggetto di regolamentazione da parte della legge; tra essi si segnalano quelli che attengono a organizzazione, funzionamento e attribuzioni del Banco Centrale e ai requisti per la designazione dei membri della direzione del Bcc. Ed è proprio su questi temi, con particolare riguardo per l'autonomia del Bcc, che il dibattito (prima tra i partiti e all'interno degli stessi e poi in Parlamento) si è acceso nelle scorse settimane.

Il Banco Centrale del Brasile (http://bcb.gov.br), definito dalla legge come «ente autarchico federale nell'ambito del sistema finanziario», fu fondato nel 1964. Fino ad allora esistevano tre soggetti che svolgevano il ruolo di banca centrale: il Banco do Brasil (banca governativa, competente tra l'altro per il controllo sul commercio estero), la Sumoc, ovvero la Superintendenza della moneta e del credito (a cui era delegato il controllo monetario, la gestione della politica dei cambi e rappresentava il Paese negli organismi internazionali) e il Tesoro nazionale (a cui competeva l'emissione della carta-moneta). Nei quasi quarant’anni di esistenza del Bcb i presidenti sono stati 28 (compresi quattro "ad interim"); dalla cronologia trapelano i momenti, spesso tumultuosi, della vita finanziaria del Paese, dato che alcuni di essi sono rimasti in carica solo per pochi mesi.

Con il governo di Lula, alla presidenza del Banco centrale è stato nominato il socialdemocratico Henrique de Campos Meirelles (57enne, nato nel Goias, ingegnere e primo brasiliano a dirigere una banca nord-americana, il Bank Boston), unico esponente di un partito sconfitto dalla coalizione di Lula a essere chiamato in un ruolo di responsabilità. Nel discorso di insediamento Mereilles aveva affermato che intenderà favorire il ruolo di guardiano della moneta che il Bc ha per propria vocazione, ma senza creare incompatibilità con le politiche sociali di Lula. Ma – e qui si tocca il problema oggetto della prima modifica costituzionale della presidenza di Lula - Mereilles aveva anche aggiunto che avere funzioni ben definite e autonomia è requisito di importanza decisiva per una banca centrale moderna. A tal riguardo, commentando il discorso del banchiere centrale, il ministro dell'Economia Palocci aveva affermato che maggiore autonomia del Bc non vuol dire libertà di azione, ma possibilità per i dirigenti di svolgere il proprio compito senza risentire delle naturali pressioni che la società esercita su di essi.

 

La situazione nel Pt alla vigilia del voto

Transição conservadora” (ovvero "transizione conservatrice") è fin qui stata l'espressione più ricorrente da parte delle varie componenti della sinistra interna al Pt per marcare la propria insoddisfazione circa l'operato, giudicato troppo prudente, del governo presieduto da Lula. Le critiche erano iniziate già a gennaio e avevano avuto per protagonista la senatrice Heloísa Helena (Al), che giunse a non votare il nome di Sarney alla presidenza del Senado. Finalmente il 15 e 16 marzo, alla riunione del direttivo nazionale vi è stato un dibattito e varie votazioni sui documenti presentati dalle diverse correnti del Pt. Il partito ha approvato una risoluzione del presidente Genoino che obbliga i parlamentari ad appoggiare la política economico-sociale e le proposte di riforma (previdenzale, tributaria e del lavoro) del governo di Lula. Si è poi proceduto a sostituire alcuni membri degli organi esecutivi, in quanto impegnati nel governo, con altri esponenti del partito, tutti dell'ala moderata.

Tra i 28 membri dell'esecutivo (che comprende anche il presidente del partito, Genoino, e i capi-gruppo parlamentari, Nelson Pellegrino e Tião Viana) resta però ancora la già menzionata senatrice Heloisa Helena, alle cui forti contestazioni circa la linea di politica economica del partito si sono aggiunte anche quelle dei deputati João Batista Araújo, detto Babá, e di Luciana Genro, figlia del ministro Tarso Genro ed esponente del Pt del Rio Grande do Sul. In particolare l'impegno a rivedere in alto le mete economiche del 2003 e l'aumento, sia pure transitorio, del tasso di interesse sono stati contestati fortemente da questi esponenti del Pt, ma le mozioni presentate dalle correnti radicali sono state tutte sconfitte e in particolare una presentata dalla stessa senatrice Helena, volta a proporre un "nuovo modello economico", ha ottenuto solo 8 voti su 81 componenti della Direzione.

Il documento approvato è stato letto dalla stampa brasiliana come monito ai radicali, a cui la maggioranza del Pt fa capire che accetta sì critiche e dibattiti interni, ma purché poi i parlamentari giungano ad approvare le proposte del governo, sia in politica economica sia per quanto riguarda le riforme: «O Pt é 100% governo», ha ripetuto spesso Genoino. Quindi la dirigenza petista chiede che la linea politica del partito adottata per questa fase non debba essere più discussa (e nella disciplina di partito fa rientrare anche l'obbligo, per le minoranze, di non esplicitare in dichiarazioni pubbliche le divergenze dal governo). Ma – quasi a compensare la severità della precedente risoluzione - ne è stata anche approvata un'altra che appoggia totalmente l'azione del ministro dello Sviluppo agricolo, Rossetto (esponente di sinistra), dandogli anche mandato di revocare un provvedimento di urgenza – tuttora però in vigore - che impone sanzioni amminstrative a chi invade una terra incolta. Questa decisone, però, contrasta con la posizione del ministro Dirceu che aveva annunciato di non essere intenzione del governo la revoca di quel decreto-legge.

 

Il voto del 2 aprile

La maggioranza richiesta per l'approvazione della modifica era di 308 voti (su 513 seggi della Câmara ), ma il governo attualmente può contare solo su 252 voti e inoltre malumori e dissidenze - sia in seno al Pt (come si è visto), sia provenienti da altri alleati (Pdt e Psb, come si dirà in seguito) - facevano immaginare persino la possibilità che la coalizione di Lula potesse essere battuta proprio al primo appuntamento importante sul versante delle riforme. Il presidente e i suoi più stretti collaboratori hanno quindi deciso di perseguire l'ampliamento della base parlamentare, cercando l'appoggio non solo dei centristi del Pmdb (con i quali sono da tempo in corso contatti per l'ingresso al governo), ma anche quello dei principali partiti di opposizione, ovvero Pfl, Psdb e Ppb. A tal fine la maggioranza ha fatto propria la proposta di Serra già approvata dal Senado, nonostante fosse pendente in parlamento anche una proposta del deputato Virgílio Guimarães (Pt - MG), con l'intento di ottenere con certezza i 308 voti necessari. Si è giunti così al voto del 2 aprile e al risultato riportato all'inizio di questo articolo.

Esaminando più approfonditamente il voto sulla modifica costituzionale dell'art. 192, si nota che l'appoggio della opposizione è stato decisivo, dato che dei 442 voti ottenuti, 220 sono provenuti dai partiti della coalizione di governo (86 del Pt, 31 del Pl, 11 del PcdoB, 38 del Ptb, 26 del Psb, 20 del Pps, 6 del Pv e 2 del Pmn), 60 sono stati i deputati del Pmdb che hanno votato con la coalizione di Lula e i restanti 162 voti sono arrivati dall'opposizione (Pfl, Psdb, Ppb, Psd e un indipendente). Vi sono poi state 17 astensioni (15 deputati del Pdt e 2 dell'opposizione). Hanno invece votato contro 13 deputati, ovvero quelli del partito di ultra-destra Prona (6), alcuni esponenti di Pfl, Pmdb, Psdb, oltre a uno del Pdt. Gli assenti erano 40, tra essi 15 deputati della maggioranza (5 del Pt, tutti però impegnati per ragioni legate ai loro incarichi pubblici, 1 del Pl, 6 del Ptb e 3 del Psb) e 25 della opposizione. Per ottenere il totale dei 473 presenti occorre poi aggiungere il presidente dell'assemblea (João Paulo Cunha, Pt) che, secondo tradizione, non ha votato.

Ma in seno al PT resta un certo malessere: infatti 33 deputati – tra cui il capogruppo Pellegrino – pur votando a favore per disciplina di partito, hanno letto in aula una dichiarazione contraria alla concessione dell’autonomia al Banco central, da essi considerata «contraria alla sovranità nazionale» (e questo nonostante nonostante le correnti radicali abbiano ottenuto dai dirigenti del Pt l'assicurazione che la legge che prevede l'autonomia del Bcb sarà posta in votazione solo dopo un'ampia discussione nel gruppo parlamentare).

Per quanto concerne Psb e Pdt, solo alla vigilia del voto si è, in parte, evitato che a causa di dissensi interni i deputati di questi due partiti votassero contro la maggioranza: infatti gli organi direttivi del primo hanno respinto un tentativo dell'ex-governatore di Rio, Garotinho che, con altri 15 parlamentari, intendeva convincere il partito a non appoggiare la proposta di legge di modifica dell'art. 192; mentre diversamente sono andate le cose nel Pdt, dove l'anziano leader Brizola ha incarnato il ruolo di contestatore del Governo e il ministro Teixeira quello di alleato fedele. Dopo una convulsa giornata, proprio alla vigilia del voto, i deputati hanno deciso per l'astensione, finendo così per non appoggiare né Brizola né Teixeira e, soprattutto, lasciando al Pdt il ruolo di unico partito alleato del Pt che non ha portato neppure un voto alla coalizione favorevole alla modifica dell'art. 192.

Il governo ha, quindi, ottenuto un importante voto favorevole su una questione significativa, ma restano dubbi sulla tenuta della maggioranza e sulla coesione interna del gruppo parlamentare del Pt. Infatti è sicuramente singolare che, in una votazione riguardante la modifica di un articolo della costituzione, i deputati di opposizione si schierino con il governo (dato che questo ha fatto propria la proposta di legge che la stessa opposizione non era riuscita a far approvare nell'epoca in cui era alla guida del paese) e, inoltre, che alcuni deputati del partito del presidente della repubblica esprimano un chiaro dissenso in aula (pur non giungendo a votare contro il governo), mentre nessuno dei rappresentanti di uno dei partiti della maggioranza voti a favore del testo governativo.

A conferma della difficile situazione parlamentare con cui il governo Lula dovrà misurarsi, c'è anche una ricerca recentemente effettuata dall'Instituto brasileiro de estudos políticos (Ibep) su un campione di 356 deputati e 50 senatori e pubblicata dal quotidiano Estado. Essa rivela che la maggioranza degli intervistati resiste ad accettare alcune delle principali proposte che il governo Lula intende attuare, e tra esse proprio quella che riconosce autonomia al Banco centrale, oltre a quella previdenziale. In relazione a questo tema, gli stessi parlamentari del Pt (il 50 per cento della Câmara e il 44 per cento del Senado) si dichiarano contrari. E contrari al tetto per le pensioni dei dipendenti pubblici sono invece il 71 e il 100 per cento rispettivamente dei deputati e senatori petisti. Il politologo Luciano Dias, coordinatore della ricerca commenta: «O governo Lula mudou, mas o Pt continua basicamente o mesmo em sua resistência às reformas» (il governo Lula è cambiato, ma il Pt continua sostanzialmente a esere resistente alle riforme). E pronostica una bocciatura per queste due riforme, a meno che non si imponga la leadership politica dello stesso Lula. In particolare sull'autonomia del Banco centrale è da destra (Pfl e Ppb) che viene il maggior consenso, mentre la maggioranza di Lula è in prevalenza contraria, come la vicenda della votazione della riforma dell'art. 192 ha dimostrato.